Sono nato con una disabilità, la spina bifida, che mi rende praticamente paraplegico: conservo un minimo di mobilità alle gambe anche se non è sufficiente a farmi stare in piedi senza ausili.
E ci sono stato, in piedi, per qualche decennio, con tutori ortopedici e tripodi, finché la cosa non è diventata un po' troppo gravosa, ed ora eccomi a muovermi su sedia a rotelle.
Ora, una vita segnata da una disabilità porta con sé, oggettivamente, delle limitazioni.... sì, ma quali esattamente?
"Non posso".
"Non riesco a".
Quante volte, lungo il corso delle nostre vite, affermazioni simili affiorano sulle nostre labbra?
Nel mio caso, con una disabilità a vita, non mi sono certamente mancate occasioni di pensarlo... e spesso, ancor peggio, di crederlo.
Il nostro cervello, macchina complessa e prodigiosa, affinatasi lungo milioni (e, prima di noi, miliardi) di anni di Evoluzione, ottimizza il proprio consumo energetico adottando strategie come quella di farci optare per scelte ed azioni che ci richiedano il minimo sforzo.
È il regno delle abitudini.
Infatti, tentare cose nuove, con le quali non abbiamo dimestichezza, che dobbiamo imparare a padroneggiare, ci costringe a concentrarci, a prestarvi tutta la nostra attenzione, e dunque a consumare energia.
Non è ben più facile e comodo continuare a fare le stesse cose di sempre, nelle quali siamo così abili da poterci concedere il lusso di inserire una sorta di pilota automatico, per poi raccontarci di quanto sia bello continuare a vincere così, praticamente senza sforzo?
Eppure: quanta soddisfazione c'è, in realtà, a vincere facile così, comodi comodi nella nostra zona di comfort, senza realmente metterci alla prova?
Anche il dirsi "non riesco" o "non posso", al di là di una constatazione di alcune impossibilità oggettive, potrebbe indicare che, in realtà, ci stiamo rifugiando in una confortevole e rassicurante zona di immobilità.
Perché, abbiamo mai provato?
O, abbiamo pensato a modi alternativi di fare quella cosa?
E se abbiamo provato, ma per qualche ragione non è andata come speravamo... abbiamo analizzato quel nostro tentativo per comprenderne le ragioni del mancato successo e per trovare altre soluzioni?
Cos'è veramente possibile, per noi?
In chi legge potrebbe nascere la curiosità sul perché io abbia iniziato questa pagina raccontando di me.
Ebbene, gli ultimi tre anni della mia vita sono stati caratterizzati, grazie ad un input esterno di tutto rispetto, da una mia progressiva apertura alla messa in discussione di tutta una serie di assunti limitanti ed alla sperimentazione di... nuove possibilità, che hanno finito col dimostrare la parziale o anche totale inesattezza di quei presupposti, di quelle presunte verità granitiche.
Ecco che mi sono ritrovato a far cose che non avrei creduto possibili, ora pensando in modo alternativo e trovando soluzioni differenti, ora facendo ricerche e documentandomi... e, sempre, sempre, provando.
Tra queste possibilità che mi sono concesso c'è stata pure quella di cambiare vita e cimentarmi in un master on-line in Mental Coaching della durata di un anno, che mi ha permesso di ottenere una preparazione ed una certificazione che mi consentono di abbracciare con coscienza e responsabilità la professione di Mental Coach.
E quale è l'essenza di questa professione?
E' quella di affiancare le persone per facilitarle nel trovare le proprie risorse e le proprie soluzioni per raggiungere i propri obiettivi, anche affrontando e mettendo in discussione credenze limitanti che ostacolano il proprio percorso.
Ecco che fare il Mental Coach diventa la mia occasione per diffondere quello spirito di apertura, nonché un metodo di lavoro fondato sulla concretezza del fare, che per me è stata determinante per attuare vere e proprie rivoluzioni nella mia vita!
Bologna, 2025-11-03
Daniele Bergamini
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